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20° anniversario. Resoconto sulla salute di Resoconto su reddito e salute (seconda parte)

La maggior parte delle poesie scritte tra il 1996 e il 2002 è stata pensata e scritta per strada: in automobile, in furgone o a piedi.

Ho detto “scritta” ma avrei dovuto dire “registrata”, perché all’epoca usavo un piccolo registratore portatile a batterie che tenevo sempre in tasca. Dato che passavo fuori casa, al lavoro, quasi la totalità del mio tempo, escluso quello necessario del sonno e qualche ora serale, avevo incominciato a prendere nota in questo modo dei pensieri che vagolavano. Soprattutto per paura di perderli. Capitava alle volte che mi sembrasse di aver trovato dei versi memorabili ma quando tornavo a casa alla sera non li ricordavo più. Magari non lo erano affatto, ma rimaneva il dubbio. Il senso di incompiuto, di spreco, una sorta di amarezza nel fare qualcosa in vece di qualcos’altro, che non stava nemmeno sullo stesso piano. Perciò, non avendo il tempo di appuntarli su un taccuino ho cominciato a registrarmi. Alla sera cenavo e poi sbobinavo. E buttavo via.

Per lo più erano osservazioni, versi, idee su come organizzare un testo, singole parole chiave, riassunti di dialoghi che avevo avuto durante il giorno con le persone incontrate. Di tutta quella roba molta è finita tradotta in poesie, e molte di queste sono finite in Resoconto su reddito e salute.

Ho incominciato a lavorare tra il 1994 e il 1995, se non ricordo male. Passavo molto tempo alla guida, specie nei primi tempi. I miei compiti erano vari, non ben definiti: partecipavo alla produzione, mi occupavo della posa in opera, seguivo le vendite in sede, facevo sopralluoghi presso clienti per il rilievo delle misure e i preventivi, compilavo e sviluppavo le commissioni, alla guida del furgone rifornivo regolarmente i rivenditori. Il raggio d’azione sul territorio era abbastanza ampio. Le strade erano spesso nuove; tra le usuali avevo le mie preferite: le lunghe, dritte e poco trafficate strade delle alte pianure friulane, per esempio.

La prima poesia pensata e scritta alla guida – cominciata nel giugno del 1996 e finita nel giugno 1998 – che sarebbe finita nel Resoconto, si intitola L’ingorgo di Mestre. L’ultima è Andar fòra da l’inverno senza neve, una poesia in dialetto dell’aprile 2002. Sei poesie scritte tra dicembre ‘01 e aprile ’02, compresa questa, non c’erano nell’indice della raccolta consegnata all’editore sul finire del ’01. L’inclusione è stata discussa e decisa all’ultimo, in primavera, a ridosso della lavorazione delle prime bozze. Ce ne sarebbero state altre ma bisognava mettere un punto.

Strano modo quello di scrivere parlando dentro un registratore. Una sorta di traduzione simultanea, imperfetta, sommaria, da appunto che andrebbe ripensato e sviluppato in seguito, con calma e la giusta concentrazione. Basta averne il tempo. Non mi interessava far bella figura; quello era, c’era poco da aggiungere.


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