Main Street II

Per chi viene da fuori la strada è la prima impressione di un centro abitato. Prima delle abitazioni, degli edifici istituzionali e commerciali, del verde pubblico, delle piazze. Traccia e organizza la pianta urbana. Ci accompagna all’interno. Senza apparente soluzione di continuità ci mette nel cuore del borgo, della cittadina, della metropoli. È la superficie che precede le altre superfici e se ne fa garante. È un luogo di per sé, che conosciamo bene dato che ne facciamo continua esperienza, le cui caratteristiche ci sono familiari e si possono trovare praticamente simili ovunque: materiali di costruzione, segnaletica, divisione in sensi di marcia e carreggiate, snodi e incroci; e per ciò che vi troviamo: automobili, moto, mezzi pesanti, autobus, biciclette, pedoni. Se non fosse per ciò che ogni volta sta a margine del marciapiede o della banchina, e la caratterizza tanto da permetterci la funzione “salva con nome”, potrebbe sembrare di essere ovunque, o di non esserci mai mossi.

Dalle mie parti non ci sono metropoli, e nemmeno grandi città. Bisogna spostarsi di un’ora per trovarne una. Ci sono cittadine e paesi, così ravvicinati da essere indistinguibili l’uno dall’altro, e tutti insieme creano una metropoli diffusa, a bassa intensità, languida. Il pregio e il difetto della bassa intensità è che manca la concentrazione spesso asfissiante di corpi, cemento, decibel, acciaio, relazioni, watt, campi elettromagnetici, portata della rete fognaria, ma comunque non scende mai sotto una certa soglia, non stacca mai; la bassa intensità fa sì che il languore diventi un malessere cronico più che acuto, un disturbo logorante.

Così, lungo quasi tutte le strade che percorro sembra scorra un'unica cittadina. Non basta l’interruzione di qualche campo, di un boschetto, per ingannarmi: è tutto fittamente antropizzato e la mano, ben riconoscibile, è la stessa. Varia l’intensità con cui occupiamo quei posti, in maniera sinusoidale. I campanili continuano a indicare vagamente i punti di massima concentrazione. A equa distanza tra uno e l’altro ci sono i cartelli barrati della toponomastica che si danno le spalle, che sanciscono la pancia bassa della curva.

Ciò che vediamo lungo la strada attraversando un centro è il biglietto da visita di quella comunità. Più vecchi sono i centri più stretti i muri sulla strada. Gli edifici, si dice di solito, si affacciano su. Sono facciate. Addosso alle quali si trasla, buttando un occhio di tanto in tanto. Dietro le pareti le persone si muovono operose, mangiano, fanno la doccia, dormono, litigano, scopano, guardano la televisione, usano il bancomat. Noi all’esterno rimaniamo in superficie, anonimi e fugaci, mentre loro, all’interno, non esistono.


immagine: SP 248 VIII/56

fonte: Google Street View


Una cosa mi ha colpito percorrendo un’arteria importante tra Bassano del Grappa e Conegliano che non facevo da anni: che mi pareva di non averla mai fatta. Finché ci passi spesso e con continuità non badi più alle facciate e non ti accorgi dei cambiamenti, se ci sono, perché l’abitudine rende assuefatti. È un lavorio impercettibile, qualcosa che succede a poco a poco come l’invecchiare. Ma se ci ripassi dopo anni pare di vederla per la prima volta sapendo che non è la prima volta: tenendo davanti agli occhi sul cruscotto una ripresa di anni fa, con la quale confronti ciò che vedi ora. Non so per voi, ma per me è stato inquietante. Se per certi aspetti nulla sembrava cambiato, almeno da come lo ricordavo, per le strutture portanti e alcuni punti indiscutibili, per altri il cambiamento era spiazzante. L’usura, il deperimento di edifici, delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, la trascuratezza soprattutto, mostravano impietosamente gli anni che sono passati da quando quei centri erano rigogliosi e attivi, in cui gli abitanti avevano deciso di emanciparsi dal contado. Un senso di sfacelo e lenta morte che la cosmesi delle nuove costruzioni, delle ridondanti squadrature del mega commercio, delle riqualificazioni di facciata, non basta a esorcizzare. Per i pochi che, pieni di fiducia mettono mano alla manutenzione e ammodernamento della propria abitazione o del negozio, tutti gli altri tirano avanti aggrappati al relitto del boom economico boccheggiando.